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Poesia attraverso il marketing
Ci sono le imprese al centro del nuovo allestimento annuale del Triennale Design Museum di Milano che apre il 4 aprile al pubblico: quelle che hanno fatto dagli anni Cinquanta la fioritura del design italiano e che oggi riconoscono se stesse come avanguardia culturale a pieno titolo.

Non ha esitazioni Alberto Alessi, imprenditore del design e curatore della mostra su incarico di Cosmit: questa Fabbrica dei sogni costruita dalle imprese italiane è in realtà un movimento culturale che si colloca a buon diritto nella scia degli Arts and Crafts, del Werkbund e del Bauhaus. Un episodio recente, anzi, ancora aperto, della storia del design.

L’aspetto inedito di questa edizione del museo è proprio la lettura del design non attraverso le opere degli intellettuali (architetti e designer) ma attraverso il lavoro degli imprenditori del design. E infatti all’ingresso del museo figurano le fotografie giovanili di Castelli, di Gismondi e di chi si è messo alla prova contemporaneamente come designer e come imprenditore (Baleri, Forcolini).

 

 

All’ingresso del museo un totem di oggetti di design concepito da Marti Guixé, autore dell’allestimento, ripropone ironicamente gli oggetti giganteschi del teatro catalano di figura e di Joan Miró.


Questa centralità delle aziende non è nuova di per sé: non solo fa parte del patrimonio classico della cultura del design (è alle radici della stessa idea dell’ADI), ma è un aspetto che si è fatto sempre più evidente nelle mostre dei Saloni degli ultimi anni. Oggi, al Triennale Design Museum, acquisisce centralità e autorevolezza senza esitazioni: il design lo fanno gli imprenditori.

Intellettuali di tipo nuovo, diversi dai designer perché estranei a questioni di forma e di linguaggio (come scrive ancora Alessi in catalogo accennando ironicamente ai dibattiti sul less e sul more) ma diversi anche dagli imprenditori puri della produzione di massa, perché al contrario di questi ultimi amano il rischio. Gli imprenditori del design si innamorano degli oggetti come gli artisti, ma sanno fare i conti come i banchieri.

 

 

Alberto Alessi tra gli oggetti della sua versione del Triennale Design Museum.


Al di là della correttezza teorica di questa prospettiva, resta un interrogativo – e suscitarlo è uno dei maggiori meriti di questo allestimento: che cosa del patrimonio di cultura professionale delle imprese del design italiano può passare nel panorama della produzione globale di oggi? Riuscirà la fabbrica a continuare a sognare?



Le fabbriche dei sogni / Dream Factories
5 aprile-26 febbraio 2012
IV Triennale Design Museum
Triennale di Milano
v.le Alemagna 6, Milano